SCREENING MAMMOGRAFICO: QUANTE DONNE LO SALTANO IN ITALIA E QUALI SONO I RISCHI
- Dott. Alessio Thodas

- 28 apr
- Tempo di lettura: 5 min
Categoria: Prevenzione
Ogni anno in Italia milioni di donne ricevono una lettera dalla propria ASL: un invito a sottoporsi alla mammografia gratuitamente, nell'ambito dei programmi di screening organizzato. Eppure molte di loro non rispondono. Alcune rimandano, altre dimenticano, altre ancora pensano — in buona fede — di non averne bisogno. Ma cosa succede quando si salta la mammografia? E quante donne lo fanno davvero? I dati ufficiali, aggiornati al 2024, raccontano una storia che vale la pena conoscere.
Quante donne fanno davvero la mammografia in Italia?
Partiamo dai numeri. Secondo i dati della sorveglianza PASSI dell'Istituto Superiore di Sanità, riferiti al biennio 2023–2024, il 75% delle donne tra i 50 e i 69 anni ha effettuato una mammografia nei tempi raccomandati, all'interno dei programmi organizzati o per iniziativa personale. Un dato in crescita rispetto agli anni precedenti, che nel 2024 ha superato per la prima volta i livelli pre-pandemia.Sembra un buon risultato. Eppure significa che una donna su quattro in questa fascia d'età non è in regola con i controlli.E la situazione si aggrava ulteriormente guardando altri numeri:
1 donna su 10 tra i 50 e i 69 anni non ha mai fatto una mammografia a scopo preventivo
Quasi il 15% l'ha effettuata, ma in ritardo rispetto ai tempi raccomandati
In termini assoluti, stiamo parlando di centinaia di migliaia di donne che, in questo momento, si trovano in una zona d'ombra della prevenzione.
Il divario Nord-Sud: una prevenzione a due velocità
I dati non sono omogenei sul territorio. La copertura dello screening mammografico in Italia segue un gradiente geografico netto, che coincide — non a caso — con le stesse aree dove si registra il maggior numero di diagnosi tardive e di interventi chirurgici più invasivi.
Nord Italia: copertura all'86%
Centro Italia: copertura all'80%
Sud e Isole: copertura al 62%
Il Friuli Venezia Giulia raggiunge il 90%, la Calabria si ferma al 46%. Tra queste due regioni c'è una distanza che non è geografica: è una distanza in termini di vite protette.Le cause di questo divario sono molteplici: una rete di centri specializzati meno capillare, difficoltà nei trasporti, differenze socioeconomiche e culturali. Ma c'è anche un aspetto che riguarda la comunicazione e la fiducia nei programmi di salute pubblica, su cui è possibile e necessario lavorare.

Perché molte donne non vanno alla mammografia?
Sarebbe sbagliato pensare che chi salta lo screening lo faccia per indifferenza verso la propria salute. Le ragioni sono spesso più sfumate e umane. Le ricerche sul tema evidenziano alcune motivazioni ricorrenti:
"Mi sento bene, non ho sintomi"
È il motivo più comune — e il più pericoloso. Il tumore al seno nelle sue fasi iniziali è quasi sempre asintomatico: nessun dolore, nessun nodulo percepibile al tatto. Per questo la mammografia è fondamentale: non serve aspettare i sintomi, serve a prevenire che compaiano quando è troppo tardi per intervenire in modo conservativo.
"Ho paura del risultato"
La paura di scoprire qualcosa è una risposta umana comprensibile. Ma va ricordato che la grande maggioranza degli esami di screening ha esito negativo. E nei casi in cui si individua qualcosa, la precocità della diagnosi cambia radicalmente le possibilità di trattamento e di guarigione.
"Ci vado il prossimo anno"
Il rimando è una delle trappole più comuni. La mammografia non è un esame da fare "quando si ha tempo": è un appuntamento con la propria salute che ha una scadenza precisa, ogni due anni.
Effetto pandemia ancora presente
I dati mostrano che il 45% delle donne ha interrotto o saltato controlli durante il periodo Covid-19. Il recupero è in corso, ma non è ancora completo per tutte le fasce di età e tutte le aree geografiche.
Cosa si rischia concretamente saltando la mammografia?
È dimostrato che lo screening mammografico riduce la mortalità per tumore al seno di oltre il 30% nelle donne che lo effettuano regolarmente ogni due anni nella fascia 50–69 anni. Non è una stima teorica: è il risultato di decenni di studi condotti in tutta Europa. Il meccanismo è diretto: individuare un tumore quando è ancora molto piccolo — prima che sia percepibile, prima che abbia coinvolto i linfonodi — permette di:
Optare per interventi chirurgici conservativi (che preservano il seno)
Ridurre o talvolta evitare terapie aggressive come la chemioterapia
Aumentare significativamente le probabilità di guarigione completa
Al contrario, un tumore diagnosticato in fase avanzata — spesso perché la donna non si era sottoposta a screening — richiede trattamenti più intensivi, con un impatto maggiore sulla qualità della vita e con esiti statisticamente meno favorevoli. Uno screening eseguito nei tempi giusti non salva solo la vita: cambia profondamente come quella vita viene vissuta durante e dopo la malattia.
Chi ha accesso allo screening organizzato gratuito?
In Italia, i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) stabiliscono che la mammografia di screening viene offerta gratuitamente a tutte le donne tra i 50 e i 69 anni. L'invito arriva direttamente dalla propria ASL, con un appuntamento già fissato.Con la Legge di Bilancio 2026, il legislatore ha previsto l'estensione progressiva dello screening anche alle fasce 45–49 anni e 70–74 anni, con uno stanziamento specifico di 238 milioni di euro annui. Tuttavia, l'implementazione è ancora in corso e varia da regione a regione: alcune si sono già mosse, altre no. Al di fuori di queste fasce d'età, la mammografia può comunque essere prescritta dal medico di base in presenza di specifici fattori di rischio — come una familiarità per tumore al seno o la presenza di mutazioni genetiche (BRCA1, BRCA2) — e in quel caso rientra nei percorsi clinici personalizzati.
Due milioni di donne ancora fuori dal sistema
Esiste poi un problema strutturale che va segnalato con chiarezza. Attualmente, circa due milioni di donne risultano escluse dai programmi di screening organizzato a causa dell'età — sotto i 50 o sopra i 69 anni — in regioni che non hanno ancora ampliato la fascia d'accesso. Si tratta di donne che, per tutelarsi, devono attivarsi autonomamente rivolgendosi al proprio medico o a centri privati. Il 40% delle diagnosi di tumore al seno, infatti, riguarda donne under 50: un dato che rende urgente — e non più rinviabile — l'uniformità dei programmi su tutto il territorio nazionale.
Cosa fare se hai saltato la mammografia
Se sei nella fascia d'età tra i 50 e i 69 anni e non ricordi quando hai fatto l'ultima mammografia, il primo passo è semplice: contatta la tua ASL di riferimento o il tuo medico di base. Puoi aderire al programma organizzato anche in modo spontaneo, senza aspettare la lettera di invito. Se hai meno di 50 anni ma hai fattori di rischio familiari o personali, è importante parlarne con uno specialista in senologia: il percorso di prevenzione può essere costruito su misura in base alla tua storia clinica, con cadenze e strumenti diversi rispetto allo screening standard. In ogni caso, la regola più importante è una sola: non rimandare.
Una riflessione finale
Lo screening mammografico è uno degli strumenti di salute pubblica più efficaci che abbiamo. È gratuito, richiede pochi minuti, è sicuro e può fare una differenza enorme. Eppure milioni di donne in Italia non ne beneficiano pienamente, per ragioni diverse — geografiche, culturali, organizzative o semplicemente per mancanza di informazione.Parlare di questi numeri non serve ad alimentare la paura, ma a offrire consapevolezza. Sapere quante donne saltano la mammografia, e perché, è il primo passo per scegliere di non farne parte.
Nota informativa
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente divulgative e non sostituiscono il parere medico specialistico. Per qualsiasi valutazione relativa alla propria salute, è necessario rivolgersi al proprio medico di fiducia o a uno specialista in senologia.
Fonti principali
Istituto Superiore di Sanità – Sorveglianza PASSI 2023–2024; Osservatorio Nazionale Screening – Rapporti 2023 e 2024; AIRC; Legge di Bilancio 2026 – misure oncologiche; Europa Donna Italia.
Autrice: Isabella Radino -Digital Writer
Superv. Scientifica: Dott. Alexios
Thodas, Direttore dell' U.O.C.
di Chirurgia Senologica -
IRCCS CROB Rionero in Vulture (PZ)



Commenti